RAPPORTO SYMBOLA 2011

25 ottobre 2011 Commenti disabilitati su RAPPORTO SYMBOLA 2011

“L’Italia che verrà. Industria Culturale, made in Italy e territori.”

Il Rapporto Symbola 2011, sviluppato dall’omonima fondazione in collaborazione con Unioncamere, ci mostra il quadro dell’industria culturale e creativa italiana e le sue prospettive future legate al tema dell’innovazione, l’unica cosa in grado di permettere ad un sistema produttivo di poter resistere al tempo. Nelle duecentodiciassette pagine del rapporto vengono raccontate infatti sia le dinamiche legate alla distribuzione territoriale del sistema produttivo legato alla cultura, che ci permette di comprendere i punti di forza e quelli deboli dei vari settori che concorrono alla definizione di industria culturale e creativa, e sia analizzando tutte queste aree produttive per capire in che modo il mercato si sta muovendo e, soprattutto, quali sono le prospettive future e le innovazioni che possono migliorare la qualità degli stessi. Da questa analisi, apparentemente composta da “camere stagne”, cioè da settori che sembrano non interrelazionarsi tra loro, in realtà emergono dei fattori comuni che ci permettono di capire in che modo si sta muovendo sia il progresso meramente tecnologico e sia il mercato, composto da domanda ed offerta.

Partendo la nostra analisi dalle industrie creative, sicuramente uno dei temi più importanti degli ultimi anni, in grado di ripercuotersi su tutti i settori delle stesse, è quello della sostenibilità ambientale: dal design, che negli ultimi anni sta compiendo le sue scelte cercando di essere più possibile ad impatto zero (è il caso ad esempio dei led nell’illuminazione o nell’utilizzo di materiali a lunga durata e riciclati nell’arredamento), all’architettura, che si sta sviluppando sempre più verso le tecnologie ecofriendly. D’altronde, è chiaro che un settore produttivo come quello dell’industria culturale si interfacci pienamente con i cambiamenti societari globali, come il rinnovato interesse verso l’ambiente ma anche la crisi economica globale che sta costringendo le aziende ad utilizzare pattern differenti sia in chiave di gestione dell’azienda stessa, sia in chiave di offerta del prodotto. Un esempio lampante è dato dalla comunicazione, che si sta sviluppando non più come macroimpresa che accoglie al suo interno tutte le figure professionali richieste all’attività, ma come impresa in grado di demandare localmente ad altre piccole imprese alcune delle funzioni pratiche dell’attività pubblicitaria, fungendo da gestore e da raccordo con il cliente; inoltre, la stessa pubblicità si sta sempre più velocemente spostando verso una comunicazione BTL (Beyond The Line) e cioè in tutto ciò che è “altro” rispetto alla pubblicità tradizionale (social network, volantini, brochure, ecc.) poiché meno costosa.
Sta avendo importanza crescente e trasversale ai vari settori produttivi negli ultimi anni anche il mondo del cibo e del vino, che sta catalizzando a sé una fetta importante dell’industria creativa; infatti l’enogastronomia si sta sviluppando sia nel design, con la nascita del “food design” che ha portato alla nascita di una nicchia produttiva legata all’estetica del cibo proposto, sia nella pubblicità, con la nascita sempre più frequente di agenzie di comunicazione specializzate esclusivamente nell’enogastronomia, sia nell’artigianato, che intende l’enogastronomia come una raccolta di “saperi e sapori” che richiedono una conoscenza pratica per essere pienamente messi in pratica, e che negli anni si sta sviluppando nella creazione di scuole di eccellenza, come l’Università di Scienze Gastronomiche.
Passando alle industrie culturali vere e proprie, il primo fattore che possiamo individuare è la presenza ingombrante della televisione, che monopolizza anche gli altri settori dell’industria culturale. La produzione cinematografica, ad esempio, nonostante in questo momento storico sembra attraversare un periodo di grande vivacità, che ha causato un incremento delle produzioni, risulta ancora fortemente legata dalla presenza della televisione, principale finanziatrice delle produzioni filmiche. Ciò si traduce in una svalutazione del concetto di “pubblico mirato” verso una più generica “audience”, che porta alla produzione di opere più omologate. La televisione condiziona anche le scelte del settore dell’animazione, che, nonostante sia diventata negli anni un’eccellenza a livello internazionale, soffre della mancanza di finanziamenti dovuta allo scarso sviluppo che l’industria televisiva opera nei confronti di questo settore.

Un secondo punto fondamentale per comprendere l’orizzonte su cui si sta muovendo l’industria culturale è quello legato allo sviluppo che le nuove tecnologie quali internet e le reti digitali stanno avendo nella nostra società. Dal punto di vista dell’industria musicale, ad esempio, la possibilità di diffondere la propria musica anche su supporti digitali (quali mp3 ed altro) sta lentamente ma progressivamente soppiantando i supporti tradizionali (CD, …), in linea con il progressivo passaggio del prodotto musicale da prodotto da ascoltare con attenzione a prodotto diffuso, cioè usato anche come sottofondo mentre si fa altro (è il caso per esempio dei negozi, supermercati, ecc.). Anche l’editoria risente delle nuove tecnologie: sono in continua crescita le piattaforme di vendita di libri digitali, i cosiddetti e-book. Nonostante sia ancora aperto il dibattito sull’effettiva crescita di questo nuovo formato dell’editoria, la prospettiva più evidente è quella della creazione di nuovi prodotti editoriali che non presentino unicamente i contenuti del libro, ma che abbiano anche contenuti e servizi aggiuntivi, in grado di aumentare l’esperienza e l’interattività del fruitore (collegamenti ipertestuali, brani audio/video, …). Anche per quanto riguarda i quotidiani l’esperienza del web ha rivoluzionato la concezione di testata editoriale, in quanto la possibilità di aggiornare i contenuti in tempo reale ha portato ad avere sul web una quantità di visualizzazione immensamente più grande degli effettivi lettori del quotidiano stampato.
Insomma, tanti sono i temi trattati dal rapporto, di cui qui elenchiamo solo i punti principali; sicuramente si tratta di un documento da tenere d’occhio per progettare con cognizione di causa il nostro futuro.

Franco Cappuccio

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