NOIA FILM FESTIVAL DI ROMA 2011

13 novembre 2011 Commenti disabilitati su NOIA FILM FESTIVAL DI ROMA 2011

Roma Film Festival 2011. Un contenitore di idee interessanti e validi interpreti, ma senza un fil rouge preciso. È mancata la giusta atmosfera capace di coinvolgere il pubblico. La noia ha fatto da protagonista di diverse pellicole proposte alla sesta edizione.

Anche quest’anno il Roma Film Festival ha fatto molto parlare di sé, e si è concluso nella giornata del 4 novembre con la premiazione del film di Sebastian Borensztein, Un cuento chino.

Il premio Marc’Aurelio per il miglior attore è stato dato a Guillaume Canet per il film Une vie meilleure di Cedric Kahn. Il gran premio della giuria è andato invece a Maya Sansa per Voyez comme il danse di  Claude Miller. Il premio Marc’Aurelio per la miglior attrice è invece andato a Naomi Rapace per il film Baby call di Pal Sletaune.

La vittoria è andata sicuramente a degli attori validi, ma l’impressione generale che ho avuto quest’anno rispetto all’anno precedente è che pochi film siano stati davvero interessanti. Si può, infatti riscontrare un regresso, per quanto riguarda i linguaggi espressivi. Alcune pellicole non hanno portato nulla di nuovo riguardo ad alcune tematiche, oggi, ampiamente trattate. Di quelli in concorso pochi sono stati veramente avvincenti. Alcuni li ho trovati davvero noiosi, per quanto l’idea iniziale fosse buona. Dal mio punto di vista film come Weekend di Andrew Haigh che racconta di una coppia di gay che si conosce e vive la sua passione tutta in un fine settimana ha cercato di fare una cosa diversa raccontando della storia d’amore di due gay, ma per quanto mi riguarda non ha offerto nulla di nuovo, originale e intrigante rispetto alla tematica che, oggi, è fin troppo abusata. Quindi se si vuole portare la novità al cinema ci si deve sforzare di essere originali. Non mi si può proporre la solita riflessione sul fatto che i gay non sono ancora del tutto accettati nella società. I due protagonisti nel film non fanno altro che discutere su questo e alla fine non arrivano a nessuna conclusione. Per non parlare poi del fatto che il film era troppo lento e che c’era decisamente poco ritmo nei dialoghi.

Una pellicola originale, invece, che ho apprezzato molto di cui ho approvato la premiazione è stato proprio Un Cuento Chino. Risate dall’inzio alla fine e momenti emozionanti, proprio come dovrebbe essere un film secondo il mio modesto parere. Sulla stessa linea , che mescola risate ed emozioni, si è mosso anche il film di Ivan Cotroneo, La kryptonite nella borsa, storia di formazione di un ragazzino di nove anni nella Napoli degli anni settanta. La sotria è tratta dall’omonimo libro che ha scritto lo stesso regista.

Il focus di questa sesta edizione era UK ed era concetrato come si può facilmente immaginare sulla filmografia britannica.

Dei film in concorso consiglio anche la visione del film di Roberto Faenza, Un giorno questo dolore ti sarà utile 


Molto noioso Too big to fail, avvincente per un il montaggio fatto di flashback e incipit in medias res Voyez comme ils dansent.

Dopo avervi annoiato con le mie piccole opinioni da critico cinematografico emergente vorrei dire due parole sulle suggestioni che mi ha dato l’atmosfera del Festival, se di atmosfera si può parlare.

In realtà ho avuto l’impressione che rispetto alla scorsa edizione mancasse qualcosa. Prima di tutto a fare da sottofondo musicale all’Auditorium non ci sono state le colonne sonore dei film, ma musica commerciale che nulla aveva a che fare con il cinema e che per questo non mi ha suscitato nessuna emozione. Troppe volte hanno trasmesso la colonna sonora di Mamma mia!  Una chiara strategia di marketing dal momento che daranno il musical proprio a Roma.

Altra nota negativa è stata l’assenza di un vero filo conduttore, un tema, una vision che desse il senso dell’edizione 2011. Lo scorso anno c’era un’atmosfera più suggestiva perchè lo slogan sui manifesti che disseminavano tutta Roma citava: “Lunga e dolce vita al grande cinema!”, rifacendosi al focus di quell’anno che era appunto Federico Fellini. Quest’anno, invece, gli spunti erano molti, ma a mio avviso è stato fatto poco: La mostra su PierPaolo Pasolini, il focus su Monica Vitti in occasione dei suoi ottant’anni, i cinquant’anni di Colazione da Tiffany,UK…forse anche il Festival ha risentito della crisi, o forse c’è stata una crisi delle idee, quindi non nascondo la mia piccola delusione per alcune cose. Era come se mancasse un legante, come se ognuno di questi focus fosse scollegato e quindi non si aveva quel senso di unità che c’era nelle edizioni passate.

Di sicuro ciò che è emerso è stata l’eterogeneità.

Per chiudere in bellezza, dopo la premiazione è stato proiettato il capolavoro di Balke Edwards, Colazione da Tiffany. A Roma è tutt’ora in corso, all’Ara Pacis Augustae  la mostra dedicata al soggiorno di Audrey Hepburn a Roma, ma le mie opinioni al riguardo le rimando al prossimo intervento…un saluto a tutti i lettori del blog….

Sara Formisano

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