INTERVISTA A DAVIDE FERRANTE AUTORE DE “IL CONTROLLO SOTTILE”

2 febbraio 2012 Commenti disabilitati su INTERVISTA A DAVIDE FERRANTE AUTORE DE “IL CONTROLLO SOTTILE”

Davide Ferrante è un musicista e insegnante di scuola primaria . Già autore di una serie di rubriche musicali per la rivista “DrumClub”, è al suo primo libro dal titolo “ Il controllo sottile. Dal potere della tradizione a quello di Tv e Social network.”. L’autore ci racconta delle generazioni di oggi e del loro rapporto con la tecnologia e in particolare i social network.

Perché la scelta di questo titolo?:

All’inizio ero indeciso sulla scelta del titolo e avevo pensato in un primo momento ad “imposizione implicita”, alla fine ho scelto “ Il controllo sottile” perché nella loro accezione le parole ricordano molto la sfera tattile e in particolare gli occhi. Si controlla con lo sguardo e un qualcosa di sottile lo si percepisce di solito con il tatto. Inoltre questo titolo mi dava l’idea del controllo come qualcosa di onnipresente. Inoltre questo concetto di onnipresenza mi ricordava anche Michel Foucault (ndr. Teorizzatore del modello del Panopticon come luogo nel quale si viene visti, ma al di fuori del quale si può anche guardare).

A chi si rivolge il libro?:

Il libro si rivolge a tutte le categorie dell’umano e cerca di tratteggiare le caratteristiche dell’uomo del terzo millennio. Il libro descrive una generazione che io definisco di silicio, che è il materiale di cui sono fatti i computer. I giovani d’oggi, anche in tenera età, hanno un rapporto molto stretto con la tecnologia e tutti hanno un computer o un cellulare. Per questo è importante la figura dell’insegnante. Come insegnante di scuola primaria mi trovo direttamente a contatto con i giovani e devo dire che essi sono la categoria meno protetta dai pericoli e i lati negativi di internet.

Il tema centrale del libro è il controllo. Com’è strutturato il testo?:

Il libro si divide in due capitoli, il primo si intitola: Necessità di controllare. In questo capitolo parlo del controllo come un qualcosa di necessario, ineliminabile, senza il quale vi sarebbe l’anarchia. Parlo del controllo, dunque come qualcosa di positivo. Il secondo capitolo invece affronta quelli che sono gli aspetti negativi del controllo e infatti si intitola “Il piacere di controllare e di essere controllati”. Internet offre delle tentazioni virtuali, sui social network come facebook c’è il piacere di essere controllati e di controllare perché si vive una realtà parallela e telematica che ci permette di essere protagonisti in una vita virtuale quando magari è difficile esserlo nella vita reale.

Qual’è la conclusione a cui giunge il libro?:

Attraverso il mio testo arrivo alla conclusione che più si allarga il microcosmo telematico e più si registra una inevitabile riduzione del microcosmo reale e vitale. Oggi attraverso la rete si cerca di fuggire da se stessi, da una realtà che ci sembra grigia, per finire in un’altra che è altrettanto grigia. Si finisce così col chiudersi nel proprio mondo. A proposito di questo nel libro riporto appunto il concetto del solipsismo di Kant, ovvero l’atteggiamento di alcuni di individui di isolarsi dal resto del mondo creandosi una dimensione propria.

Quali sono le note positive dei social network e quali invece le note negative?:

I social network sono positivi perché permettono di accorciare le distanze e consentono comunque uno scambio socio relazionare. Con questi mezzi ci si avvicina, si ritrovano vecchi contatti. Inoltre internet permette alle persone di rendersi visibili, anche ad uno scrittore emergente come me che ha trovato la sua casa editrice proprio grazie a internet.

Per quanto riguarda gli elementi negativi della rete, primo fra tutti è quello di dare l’illusione di comunicare con qualcuno quando invece il paradosso è che comunicando attraverso i social network ci si allontana, avendo l’illusione di comunicare quando in realtà non si comunica.

In conclusione posso dire che qualsiasi eccesso del mezzo telematico è negativo. L’uso della tecnologia deve avere uno scopo, delle finalità, ma spesso il rischio è che i mezzi diventino l’elemento più importante. Internet deve essere usato per il suo scopo primario, per migliorare la vita, ma non per scappare dalla realtà. Per questo si rendono necessarie quelle che io definisco delle agenzie educative, prima di tutto la famiglia e poi la scuola, che hanno il dovere di educare i ragazzi affinché usino i mezzi telematici con giudizio.

Cosa suggerisce per il futuro e come lo vede?:

Sono necessarie, come ho detto, le agenzie educative per i giovani. La cosa importante è salvare noi stessi e ritrovare la genuina emotività. Riuscire ad appassionarsi alla vita attraverso la riscoperta delle passioni. L’obiettivo è la salvaguardia dell’umano, tutto ciò che è umano va difeso. Il nostro dovere è quello di non regredire. Oggi più che mai dobbiamo recuperare la definizione di potere che ci ha dato Foucault negli anni ’70, e cioè che esso ha una struttura “microfisica” che si estende nei corpi degli uni e degli altri e si diffonde in modo serpentino profilerando “dal basso”, cioè all’interno delle strutture sociali di base e non negli espliciti palazzi governativi. Ecco che per contrastarlo, esso come il controllo che a lui si lega  a mio avviso  mediante la medesima struttura “sottile” e che dello stesso ne risulta strumento, abbiamo bisogno di una resistenza che per essere efficace non può differenziarsi nella sua componente strutturale; deve essere cioè “micro”. Essa non può essere una ma devono essere tante, ad appannaggio di tutte le classi sociali e di tutti gli individui senza distinzione alcuna. Le “microresistenze” devono essere quei punti mobili di rivoluzione culturale miranti a salvaguardare le più genuine emotività dell’essere umano, uno “slogan” microresistente potrebbe essere: ” pensare in grande ma agire in piccolo”, perchè è dalle piccole azioni che si costruiscono i baluardi di difesa e riscoperta umanistica. I poteri “forti” spesso paradossalmente auspicano i tentavi macroscopici di rivoluzione, per poterli sedare e mantenere lo “status quo”; sono invece i piccoli, continui, “sottili” tentativi di lavorio ai fianchi delle cellule di potere sparse quà e là che possono dare i loro frutti.

Al termine dell’intervista Ferrante chiude con una favola ebraica che chiarisce ulteriormente il pensiero dell’autore:

“Un giorno una bimba decise di andare a fare una passeggiata sulla spiaggia. Appena avvicinatasi al mare notò che sulla costa erano presenti centinaia di stelle marine che, non trovandosi più in acqua faticavano a respirare e stavano così man mano morendo. La bimba, inteneritasi, cominciò a lanciarle in acqua ad una ad una, senza sosta nonostante i raggi del sole le stessero bruciando la pelle. Intanto un vecchio , che si trovava seduto su uno scoglio, dopo un pò che la guardava le rivolse la parola e le disse: “Piccola, perchè continui ad affannarti così tanto? Non vedi quante sono? Non riuscirai mai a buttarle tutte in mare….”. Fu così che la bimba, dopo aver guardato la stella che stava lanciando in quel momento in mare, gli rispose: “Lo so, ma intanto questa è salva!”.

Come dire, consci che non riusciremo mai nell’impresa di cambiare (o salvare) il mondo, abbiamo però il dovere di salvare innanzitutto il nostro “essere stella marina” e poi di provare a salvare quante più stelle possiamo….chissà, se ognuno facesse propria questa idea di microresistenza forse davvero il mondo sarebbe un posto più “umano” in cui vivere….

Sara Formisano

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