Cinema americano di oggi. Poche sceneggiature originali e poca creatività nei contenuti.

19 marzo 2012 Commenti disabilitati su Cinema americano di oggi. Poche sceneggiature originali e poca creatività nei contenuti.

I registi americani si sono specializzati in remake e reebot e sembrano non essere più in grado di produrre qualcosa di originale. Oggi si preferisce andare sul sicuro producendo qualcosa che certamente piace al pubblico medio perché è già stato collaudato. Assenza di creatività o strategia?

 

Nell’era della tecnologia e dell’informatica in cui viviamo, ogni cosa è scandita da una sequenza numerica. Il codice binario la fa da padrone e sembra che in ogni momento della nostra vita debba essere accompagnato da uno smartphone, un i phone, un I pad  e così via . Abbiamo talmente tanta fame di tecnologia e innovazione in campo meccanico che più che di contenuti siamo affamati di hardware.  La creatività tecnologica ha invaso anche il cinema; da qualche anno, infatti, la maggior parte dei film vengono distribuiti in 3D, e non parlo solo delle ultime uscite, ma anche dei grandi film degli anni passati che hanno fatto epoca. Lo spettatore medio di oggi vuole essere bombardato di immagini, vuole che il film viva davanti ai suoi occhi. E i contenuti? La storia? Va bene la creatività teconologica, segno di progresso e che ci semplifica la vita, ma al cinema ci vogliono le storie, e queste storie dove sono andate a finire?

Alcuni registi, soprattutto in America, tendono a ripescare le storie dalla letteratura, dai videogiochi e dai fumetti; così non possiamo fare a meno di notare che negli ultimi tempi c’è penuria di sceneggiature originali, ovvero di storie nate dal genio e dalla fantasia degli sceneggiatori o dei registi.

Ultimamente, al botteghino, giungono film come The Avengers, film che vede insieme alcuni personaggi della Marvel unirsi e combattere contro un comune nemico. The Amazing Spiderman, reebot della saga che ha sbancato al botteghino tra il 2002 e il 2007, il quale aveva come protagonista il versatile Tobey Maguire, e che adesso vede fare capolino sul grande schermo, per la prima volta come protagonista, il più acerbo Andrew Garfield, reduce dal successo di The Social Network. La domanda è la seguente: dopo aver visto il percorso dell’Uomo Ragno per cinque anni, che necessità c’era di farci fare una ripassata, anche, delle sue origini?

Per quanto riguarda la mancanza di soggetti originali anche e soprattutto la letteratura è stata negli ultimi anni una fonte molto ricercata dagli addetti ai lavori americani. Molti sono i titoli che si possono citare: Jane Eyre, Dorian Gray, Orgoglio e Pregiudizio e i più recenti La leggenda del cacciatore di vampiri, che vede il presidente americano Abramo Lincoln nelle insolite vesti di un cacciatore di vampiri. Il film è stato tratto dall’omonimo romanzo di Seth Grahame Smith. The Woman in Black, con l’ex maghetto Daniel Radcliff che interpreta un vedovo con figli nella storia tratta dall’omonimo romanzo di Susan Hill; The Raven che recupera la letteratura dell’orrore di Edgar Allan Poe, interpretato da John Cusak. Altro film tratto dal famoso romanzo di Scott Fitzgerald è The Great Gatsby di Baz Luhrman. Attualmente sono in corso le riprese.

Anche le serie tv sono una fonte per riempire le sale cinematografiche; le sit-com più famose, infatti, terminano sempre con un film. Un esempio su tutti degli ultimi anni può essere Sex and The City, oppure A-team. Il regista visionario Tim Burton, invece, ha attinto dalla soap-opera e quello che ne è venuto fuori è stato Dark Shadows, freak horror tratto dall’omonima soap-opera noir che raccontava le vicende della goticissima famiglia dei Collins.

Questo atteggiamento dei registi di guardare indietro alla letteratura, alla fumettistica e alle serie tv è nostalgia del passato o mancanza di idee creative? Anche riproporre i film di un tempo in versione 3D e restaurata sembra voler sottolineare questa voglia inesausta di rivivere il passato. Oppure, semplicemente, molti registi in America non hanno più il coraggio di osare con storie mai viste prima perché il pubblico è diventato molto spietato verso le novità?

L’unico punto di forza dell’attingere dal passato potrebbe essere quello di far conoscere alle giovani  generazioni che non le hanno vissute le grandi storie della letteratura e della tv che hanno fatto epoca.

Dopo tutto la letteratura ci ha sempre insegnato che l’uomo guarda con insicurezza tutto ciò che è nuovo; ma l’uomo del terzo millennio forse è solo un automa dalle molte protesi meccaniche e ultra tecnologiche che non si cura di ciò che gli viene raccontato, solo perché vuole essere meravigliato. Eppure oggi, dice il regista nostrano e ancora originale Carlo Verdone: “non ci si stupisce più di niente”. E allora perché incuriosirci con storie nuove? Forse il cinema italiano (tanto criticato) in questo è migliore; perché almeno propone sceneggiature originali.

Sara Formisano

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