LA TERRA CAMBIA OGNI NANOSECONDO: COGLIERE GLI STIMOLI ED IL CAMBIAMENTO, E’ NECESSARIO.

25 giugno 2012 Commenti disabilitati su LA TERRA CAMBIA OGNI NANOSECONDO: COGLIERE GLI STIMOLI ED IL CAMBIAMENTO, E’ NECESSARIO.

Igina Di Napoli, direttore artistico del Teatro Nuovo di Napoli, all’ Università per la rinascita del teatro.

 

Il 6 giugno Igina Di Napoli è stata invitata presso la facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Salerno, per il quattordicesimo incontro del ciclo Immaginario e studi di genere. Incontri e letture interdisciplinari. Questo incontro è servito a creare una connessione tra l’ospite e gli studenti, in vista di una futura collaborazione con il Teatro d’Ateneo. Entusiasta dell’iniziativa, la Di Napoli ha sottolineato l’importanza dell’operazione messa a punto, che prevede un connubio tra due istituzioni pubbliche di notevole pregio quali l’ Università e il Comune di Salerno. La conferenza, introdotta dalla Preside di Facoltà Ileana Pagani, e moderata dagli interventi di alcuni docenti ospiti –tra i quali la Prof.ssa Isabella Innamorati, Prof.ssa Pina De Luca e Prof.ssa Maria Rosaria Pelizzari-, ha messo in luce l’esperienza artistica e culturale della protagonista, carica di ambiziose proposte e lungimiranti prospettive. Sfondo della sua poetica è senz’altro la città di Napoli, ricca di contraddizioni e favorevole punto di partenza per una trasformazione critica dello spazio. La sua riforma è partita dalla scelta di un luogo deputato, un teatro settecentesco, ormai decaduto nel degrado civile e trasformato in cinema a luci rosse. Da giovane architetto, si rese conto delle potenzialità di questa struttura -sita nel cuore della città- proponendosi di risollevarne le sorti. Il progetto, infatti, rappresentava la tanto agognata occasione di abbattere le barriere che vedevano Napoli specchio di realtà opposte. Decisa nel portare avanti le proprie idee, creò un gruppo di lavoro con cui condividere visioni e iniziare un Nuovo percorso finalizzato a «rendere visibili gli invisibili».

L’avventura teatrale vide la luce proprio nei quartieri spagnoli, ambiente dal background complesso, chiuso in se stesso ed escluso dal resto della cultura cittadina. Ed è in questa cornice che la Di Napoli, miscelando realtà complicate, decise di farsi carico delle problematiche altrui; il suo obiettivo era coinvolgere giovani e soprattutto bambini, con il fine ultimo di allontanarli dal loro infelice destino. Sono stati proprio i ragazzi, spinti dalla crescente curiosità verso il Nuovo, a introdursi  furtivamente nel teatro, non potendo immaginare che vi avrebbero trovato una parola di conforto, un rifugio, una casa; Igina raccolse la sfida, investendo sulle capacità di questi giovani e trasformandoli in veri e propri attori. Il percorso risultò tortuoso viste le numerose difficoltà che l’allora giovane direttore si trovò a fronteggiare. In primis il ripensamento da parte dei giovani che, influenzati dall’ambiente circostante, decisero di abbondare il laboratorio teatrale a pochi giorni dal debutto, giustificando le loro assenze con scuse blande, tra tutte la vergogna di essere derisi dai compagni. Ciononostante, la Di Napoli non si diede per vinta e si occupò di recuperare tutte le realtà complicate che le si presentavano.

Ancora oggi, la sua teoria è volta al Nuovo e nell’ intervista di seguito riportata fornisce un’ampia panoramica delle sue intenzioni e dei suoi traguardi:

Igina di Napoli, come direttore del Teatro Nuovo della città di Napoli, che tipo di rapporto ha con il teatro napoletano?

 

I.D.N.: In realtà è sempre stata una relazione collegata con il territorio del Teatro contemporaneo Italiano ed Europeo, in questa dimensione si è rapportato alla città, quindi un territorio che sicuramente è cambiato moltissimo. Noi siamo entrati nei quartieri Spagnoli quando era tutto chiuso al resto della città, i cittadini non imbucavano quel territorio perché si pensava che fosse il regno della criminalità. Oggi le strade che costeggiano il Teatro Nuovo sono assolutamente mutate, cambiate; è un luogo frequentatissimo di giorno come di notte perché ci sono attività che sono sorte, offerte soprattutto per i giovani: la vineria, che fa aperitivi da una certa ora in poi, una delle trattorie che prima apriva soltanto a mezzogiorno per gli impiegati e ora invece è diventato un luogo frequentatissimo. Ci sono bar, piuttosto che trattorie, tante attività che sono sorte intorno alla strada che si à aperta, sembra più grande, più larga oltre che più illuminata e frequentata 24 ore su 24. Questo testimonia che il teatro rappresenta luci accese, un territorio che parla, sempre, utile alle relazioni con i cittadini.

 

A che tipo di pubblico si rivolge il Teatro Nuovo?

 

I.D.N.: Fondamentalmente ai giovani. E’ un teatro che nasce per esprimere l’innovazione, la novità e certamente i pubblico di riferimento è quello giovanile, non ci sono dubbi, ma certamente anche ad un pubblico sensibile al cambiamento, all’innovazione, ai “terremoti”.

 

A proposito dei giovani, quali sono le prospettive/possibilità nell’ambito del teatro oggi?

 

I.D.N.: Le prospettive ogni generazione deve costruirsele per sé. Mi auguro di poter essere in qualche modo in grado di aiutare a veicolare i desideri ed a realizzare sogni, piccoli o grandi che possono avere i giovani. Per me i giovani sono sempre stati un riferimento importante, perché io ho cominciato a fare questo lavoro da giovane studentessa che amava il teatro e lo voleva fare a tutti i costi. Mi sono rimboccata le famose ‘maniche’ e ho fatto di tutto perché questo accadesse nella mia vita e perché io potessi farlo. In me questa memoria è molto viva, molto presente, so quale può essere il desiderio di un giovane di veder realizzato il proprio sogno, e quindi mi auguro di poter essere al servizio di questi desideri. Però vorrei precisare una cosa: il Teatro Nuovo nel mio futuro a partire da oggi non esiste più perché c’è la fondazione “Salerno Contemporanea” che mette insieme la memoria del Teatro Nuovo fino all’anno scorso e l’Università di Salerno con il Comune di Salerno, che insieme hanno costituito una fondazione, perché su questo territorio, con un, ancora, vetrina su Napoli, possa nascere un progetto produttivo e creativo di informazione e formazione di cultura teatrale e di teatro ed includo anche tutte le altre espressioni artistiche della contemporaneità.

 

Nel corso della sua carriera a quali modelli si è ispirata?

 

I.D.N.: A nessuno. Abbiamo inventato quotidianamente la nostra ‘vita’. Non ci sono modelli di riferimento,  anche perché quando abbiamo pensato di rifare il teatro e abbiamo scelto di andare sui quartieri spagnoli, in realtà abbiamo scelto un sito difficile perché ci elettrizzava enormemente poter bucare quella parte di città che era una luogo segreto, un mistero. Era come entrare nel giardino del re paradossalmente, anche se era il contrario. Il teatro era stato costruito nel settecento, però non si vedeva più, e noi eravamo gli invisibili  che volevano essere visibili insieme ad un luogo che era diventato invisibile. Insieme, infine, siamo diventati visibili. Modello? C’era un bisogno, un’urgenza, una necessità. Poi si scoprì che in Italia anche altri contemporaneamente facevano cose del genere e quindi ci siamo ritrovati intorno ad unico tavolo, e da lì si è capito che ci stavamo muovendo in una tendenza che era storica, non apparteneva soltanto a noi. Il punto di partenza però era che la necessità e l’urgenza apparivano come personali. Diciamo che, punti di riferimento ci sono state; persone come Giuseppe Bartolucci, un mentore per me, una personalità intellettuale, scriveva di teatro, ma più che un critico era un accompagnatore, uno che amava il teatro. Soprattutto Bartolucci amava i giovani che ci provavano, quindi era molto stimolante oltre che persona colta e sensibile. Anche Achille Mango, che è stato un esimio professore di questa Università, è stato per noi un modello, un maestro, una persona di grande sostegno con il quale abbiamo condiviso iniziative che avvenivano proprio qui e  nella città di Salerno sostenute dall’allora opera Universitaria.

 

Gabriella Borrelli

Barbara Colangelo

Elena Cuomo

Simona Genovese

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