#DisneyMood – SEMINARIO SU FANTASIA: CONTAMINAZIONE TARGATA DISNEY

29 marzo 2013 Commenti disabilitati su #DisneyMood – SEMINARIO SU FANTASIA: CONTAMINAZIONE TARGATA DISNEY

Il ciclo di seminari sul rapporto tra la Disney e le arti si è concluso martedì 26 Marzo con la lezione del docente di Storia della Musica, Massimiliano Locanto, il quale ha ripreso in esame il film Fantasia, soffermandosi sull’analisi dell’episodio de La sagra della primavera.

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La lezione è stata introdotta dalla lettura del prof. Marco Pistoia, docente di Storia e Critica del cinema, di una parte del saggio sul cinema di Erwin Panofsky, illustre critico d’arte, scritto nel 1934 dal titolo Stile e tecnica del cinema. Dopo un lungo excursus sul cinema delle origini, e non solo, Panofsky si sofferma su Disney e sui rapporti di quest’ultimo con la musica.

Il critico definisce i cartoni animati della Disney come un distillato chimicamente puro delle possibilità del cinema: conservano gli elementi popolari più significativi quali sadismo, pornografia, l’umorismo che ne deriva e la giustizia morale, quasi senza diluirli. Spesso li fondono in una variazione del primitivo e inesauribile motivo di Davide e Golia, il trionfo di chi è apparentemente debole sui presunti forti.

Soffermandosi maggiormente sul rapporto tra musica e disegni, Panofsky afferma che in Fantasia la danza degli Ippopotami è splendida, mentre le sequenze della Pastorale e dell’ Ave Maria sono deplorevoli, non tanto per l’assoluta superiorità del disegno nel primo caso, né perché Beethoven e Schubert siano troppo sacri per poter essere visualizzati, ma semplicemente perché la Danza delle Ore di Ponchielli è “coespressibile”, mentre la Pastorale e L’ave Maria non lo sono, e se è così anche la musica migliore e il più squisito disegno potrebbero perdere di efficacia.

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Dopo questo breve, ma molto utile intervento del prof. Pistoia, il dottor Saverio Monda ha mostrato agli studenti diversi casi di contaminazione – orizzontale – Disney. Caso emblematico è quello di Nick Bertke, in arte Pogo, che nel 2007, a soli 19 anni ha cominciato a realizzare dei remix per la Disney, prendendo immagini e suoni dei film Disney, campionandoli e sequenziandoli. Ha realizzato così esempi di plunderfonia o sound collage (termine coniato nel 1985 da John Oswald per definire musica realizzata da materiale audio registrato precedentemente, alterato in qualche modo per ottenere nuova musica).

E veniamo ora all’intervento del prof. Locanto, il quale ha sin da subito fatto riferimento a due testi: Analysing Musical Multimedia di Nicholas Cook (musicologo inglese), per un’analisi musicale e audiovisiva dettagliata di Fantasia e Remediation di David JayBolter e Richard Grusin per la trasposizione di prodotti artistici da un medium ad un altro.

Le origini di Fantasia sono da riscontrarsi in due filoni: il primo disneyano, il secondo appartenente ad una tradizione più colta. Per il filone Disney il riferimento è alle Silly Simphonies(1929-1935), in cui c’è la presenza di musica da repertorio e immagini animate (i disegni sono concepiti in base alla musica, molto rielaborata nonostante si tratti di musica da repertorio). Il secondo fa riferimento a Oskar Fischinger, pittore tedesco, che emigrato in America ha avuto l’idea che la pittura astratta può anche muoversi e ha realizzato, così, cortometraggi d’animazione astratta (An Optical Poem). Egli ha collaborato alla realizzazione di Fantasia, anche se successivamente estromesso. Probabilmente se avesse portato a termine il suo lavoro, Fantasia sarebbe risultato più astratto. Da tenere in considerazione è anche il lavoro di Walter Ruttman, regista di Berlin, Symphonie einer Groβstadtin cui si nota il suo lavoro sperimentale di analisi tra visivo e sonoro.

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Tornando al caso più specifico de La sagra della Primavera, l’episodio ha provocato non poche diatribe tra Stravinskij, Stokowski (direttore d’orchestra, responsabile dei tagli musicali) e Disney. Il compositore russo, infatti non vede di buon occhio la trasposizione della sua opera in Fantasia, interpretando la sua come musica assoluta; in realtà il problema risulta soprattutto di natura pecuniaria.

La sagra della Primavera nella sua versione originale del 1913 è un balletto costituito da una serie di riti propiziatori per la primavera e un sacrificio umano per il ritorno della terra alla sua fertilità (unica danza chiusa sacrificale di tutto il balletto). La struttura si suddivide in due parti con un’introduzione per ogni sezione, una serie di riti e la danza sacrificale conclusiva.

Nella struttura di Fantasia la danza sacrificale non c’è, ma vi è una ripresa della danza della terra e l’introduzione iniziale ritorna alla fine (si parte dal cosmo e si ritorna al cosmo). Stokowski crea, così, una struttura ciclica.

Ogni volta un elemento musicale come l’intensità, il timbro è associato ad un fattore visivo scelto ad hoc, presentando una precisa connotazione figurativa.

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Molti critici dell’epoca hanno valutato l’episodio de La sagra della primavera come artificioso (i vulcani eruttano quando c’è l’accordo forte), senza tener conto dell’imprevedibilità della percezione. In realtà la musica di Stravinskij si presenta come  tellurica, quasi un terremoto. La musica ha completamente distrutto la regolarità metrica (i vulcani non scoppiano ogni quattro quarti). Dunque si ottiene quella che Cook chiama conformazione, ossia la compenetrazione percettiva, nell’ottica dello spettatore, di musica e immagini.

Il problema nella ricezione di questo episodio si deve anche al formalismo musicale degli anni Dieci del Novecento. Stravinskij dopo il suo trasferimento in Francia negli anni Venti dichiara di aver concepito La sagra della primavera come musica sinfonica pura e solo successivamente Nijinski avrebbe realizzato il balletto. Rifiuta così il lavoro coreografato, che risulta per lui pleonastico (non approva la coordinazione ma lo sfasamento).

Panofsky, di cui si è letto all’apertura del seminario, è un sostenitore della teoria formalista. Solo nell’ ’87 la danza di Nijinski è stata riportata in auge e si è visto che la genesi non era quella raccontata da Stravinskij: c’è una specie di storyboard principale, una partitura e poi la danza. Cook mostra come alcune soluzioni trovate dagli animatori Disney siano conformi alla danza di Nijinski, nonostante quest’ultima fosse sconosciuta ai disegnatori negli anni della realizzazione di Fantasia. Dunque è possibile notare delle analogie tra la soluzione del film di animazione ad un certo stimolo sonoro e la soluzione coreografica al medesimo stimolo.

Anche questo seminario ha contribuito ad arricchire gli approfondimenti di queste due settimane sul mondo Disney. Ringraziamo pertanto tutti i docenti e gli studenti che hanno preso parte al ciclo di incontri.

Stay tuned for the next mood!

Ivana Ziello

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