NUOVE COMPETENZE E FABBISOGNI FORMATIVI PER IL MANAGEMENT DI IMPRESE CULTURALI E INDUSTRIE CREATIVE

11 ottobre 2013 Commenti disabilitati su NUOVE COMPETENZE E FABBISOGNI FORMATIVI PER IL MANAGEMENT DI IMPRESE CULTURALI E INDUSTRIE CREATIVE

I futuri scenari del management della cultura sono stati analizzati in un’animato ed interessante dibattito grazie ad un’eterogenea platea di esperti al confronto sui temi delle competenze e della formazione. Creactivitas ha partecipato all’evento con la presenza del direttore Fabio Borghese in qualità di discussant, e con il team di giovani creActivi alle prese con l’attività di reporting, live tweeting e l’implementazione real time della lavagna interattiva Prezi.

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Il problema della formazione relativa al management culturale è una questione molto seria, legata al mondo delle industrie culturali e creative oggi: se da un lato la formazione accademica appare molto lacunosa e frammentaria, dall’altro sono disseminati lungo tutto il territorio Nazionale corsi e workshop che in realtà lasciano dei dubbi sulla loro effettiva utilità. La domanda è: quali devono essere le competenze ottimali dell’operatore culturale e creativo? Questo è il tema al centro del discorso del panel “Nuove competenze e fabbisogni formativi per il management di imprese culturali e creative” che si è tenuto durante l’edizione 2013 di ArtLab, le giornate di colloqui che si sono tenute a Lecce sul mondo dell’economia della cultura e della creatività grazie alla Fondazione Fitzcarraldo.Il punto di partenza del panel è una fotografia della situazione attuale della formazione in Italia, purtroppo non incoraggiante, fornitaci dalla Fondazione Fitzcarraldo, che ha curato il capitolo dedicato per l’appunto alla formazione nel Rapporto Symbola 2013, dedicato alle industrie culturali e creative; come detto ci troviamo di fronte ad una offerta formativa quantitativamente corposa, ma tuttavia frammentaria e disordinata, che non genera reale fabbisogno formativo. Le cause sono molteplici: si va da una dicotomia molto netta tra teoria e pratica, che affligge purtroppo la quasi totalità del mondo accademico, alla scarsa presenza di esperienze internazionali, in grado di portare vero valore aggiunto alle competenze del manager culturale, si arriva allo scarso coinvolgimento di imprese ed aziende, segnalando in maniera allarmante il consueto problema del rapporto tra pubblico e privato in Italia, fino ad una – molto spesso neanche chiara – definizione su cosa sia e quali siano le competenze del manager culturale. Per cercare di fare luce sulla situazione italiana, Giorgia Turchetto dell’Università La Sapienza di Roma, moderatrice e co-organizzatrice della sessione, ha convocato alcune personalità del management legato alle industrie culturali e creative, scegliendo un campione piuttosto eterogeneo di situazioni e best practices capaci di dare una visione a tutto tondo del problema e di individuare possibili soluzioni atte a sbrogliare questa matassa.

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Le modalità di fruizione della sessione prevedono una suddivisione del panel in tre tronconi: un primo giro introduttivo, dove i discussants ci raccontano le loro esperienze nel campo della cultura e della creatività e le loro opinioni sulla formazione degli operatori delle industrie creative, dopodiché ci si divide in due sessioni parallele dedicate a focus specifici della questione, ovvero il sistema delle competenze e le relazioni tra mercato della formazione e mercato delle professioni; infine, successivamente alle riflessioni elaborate nei due panel paralleli, si terrà una plenaria di chiusura con lo scopo di presentare i risultati e di tirare una linea sulle possibili soluzioni al problema in oggetto.

Già dalla plenaria di apertura emergono temi significativi relativamente all’oggetto della questione, a cominciare dall’intervento introduttivo di Ugo Bacchella presidente della Fondazione Fitzcarraldo e di Giorgia Turchetto, che si soffermano sull’attuale situazione italiana e che evidenziano come molto spesso i fruitori di corsi e soprattutto master, ovvero i giovani, si rendono in realtà consapevoli e capaci di valutare l’offerta formativa in itinere, il che rende un criterio qualitativo da tenere sott’occhio. A ciò si aggiunge che l’Italia viene vista come il fanalino di coda in Europa per quanto riguarda la professionalizzazione delle lauree umanistiche, oltre che per impiegati e laureati in ambito culturale: il che non fa che confermare la situazione di grave difficoltà in cui ci troviamo.

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Piero Attanasio propone un primo spunto interessato che, seppur riferito al suo campo, l’editoria, ha una valenza sicuramente generale: il riuscire a conciliare vecchio e nuovo, l’utilizzare nuovi linguaggi, e aver dei facilitatori in grado di aiutare i giovani ad entrare nel settore con le giuste competenze. Silvia Bottiroli, direttrice del Festival di Santarcangelo, aggiunge che molto spesso le persone che arrivano per lavorare all’evento non hanno conoscenze linguistiche adeguate (l’inglese, ad esempio), non hanno conoscenze tecnologiche e non hanno capacità di scrivere un testo secondo un linguaggio tecnico. A ciò si aggiunge il problema più generale della mancanza di cura del dettaglio e di soddisfazione per il lavoro a regola d’arte, che è un indice importante del problema che riguarda i giovani e la loro progressiva perdita delle passioni.

Tra gli altri interventi interessanti della plenaria d’apertura, sono da citare Maurizio Guagnano, titolare di Liberrima – libreria del centro storico di Lecce che nel tempo si è trasformata anche in bar, ristorante ed enoteca mescolando tra loro tutti questi settori e non tenendoli chiusi in compartimenti stagni – il quale ha battuto molto sul fatto che non si possono più formare dei manager culturali, ma si rende necessario formare invece degli imprenditori culturali; Alberto Garlandini, Presidente di ICOM Italia – l’associazione che riunisce i musei e gli operatori museali in Italia – ha sottolineato la necessità di una formazione che sia al tempo stesso multidisciplinare ed interdisciplinare, mentre in Italia tendiamo sempre a suddividere tutto in compartimenti stagni; oppure Loredana Gianfrate, dell’AIB, la quale ha sostenuto la necessità di creare un sistema condiviso tra operatori museali ed archivistico/librari. Da non dimenticare un punto su cui si è soffermato Giovanni Petrini di Avanzi: con la progressiva perdita del cosiddetto “posto fisso”, ormai gli under 40 non lo ricercano neanche più e tentano molto spesso strade autonome ed imprenditoriali.

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Con le premesse di una discussione già ricca di spunti degni d’interesse, ci si divide in due sessioni parallele, con l’obiettivo di soffermarsi su punti specifici della discussione e cercare di abbinare alle riflessioni anche la ricerca di alcune soluzioni. Il primo sotto-panel è legato alla ricerca di competenze: allo snocciolare da un lato quali siano le competenze che la formazione deve dare agli studenti, in modo da soddisfare il fabbisogno del mondo delle industrie culturali e creative, e se queste conoscenze devono essere disciplinari o interdisciplinari; dall’altro quali siano le metodologie didattiche, le attività e gli strumenti più adeguati a svolgere questa formazione. Dal panel emerge un identikit del neo-operatore delle industrie culturali e creative, una persona che deve avere per prima cosa passione, voglia di aggiornarsi e fame di sapere, ma che sia allo stesso tempo portatore di conoscenze specialistiche, trasversali e multidisciplinari. Ne risulta una persona capace di capire i contesti in cui sta agendo, che sia in grado di apportare una visione nuova e un’innovazione all’interno del proprio lavoro, capace di creare nuove figure, come quella del valorizzatore, ossia colui che dà un senso visuale, culturale e creativo all’evento; un esempio riportato è quello della Notte della Taranta che, grazie al ruolo del valorizzatore, cessa di essere un semplice evento di musica tradizionale salentina e diventa simbolo del recupero delle antiche tradizioni e della cultura del territorio, che vi si identifica, proiettandosi così in una dimensione di ampio respiro che gli permette di rendersi appetibile sui mercati nazionali ed internazionali.

Il secondo sotto-panel invece si è concentrato sul rapporto tra mercato della formazione e mercato delle professioni; si è cercato di capire quali siano le condizioni e le modalità in grado di assicurare l’efficacia dell’offerta formativa in relazione agli attori e al mercato di riferimento. Ciò che emerge di primo acchito è che le industrie culturali e creative devono porsi al centro dei programmi formativi, poiché, a causa di una forte discrasia tra domanda ed offerta, molto spesso i fruitori di corsi formativi rimangono lontani dai temi chiave della cultura e della creatività e, non avendo le giuste competenze, fanno fatica a farsi assumere. Le industrie culturali e creative hanno delle caratteristiche: sono dinamiche, interdisciplinari, rappresentano un settore che potrebbe farsi motore dello sviluppo del paese e hanno una grande capacità di generare innovazione. Per questo, nonostante sia importante creare dei modelli, è altrettanto importante che essi non siano strettamente rigidi, poiché la flessibilità è elemento fondamentale per la riuscita del proprio lavoro. A ciò si aggiunge il mondo accademico che è fortemente disconnesso da questo settore e dalle imprese: la risultante è che, spesso, gli stessi operatori culturali non sanno di afferire a tale settore.

La plenaria di chiusura ha presentato al pubblico i risultati e le riflessioni proposte dai due sotto-panel aggiungendo, però, una serie di riflessioni interessanti: la formazione deve calarsi anche nelle realtà territoriali, intercettando i bisogni di quell’area geografica, e ripensando la propria offerta ponendo forte accento sul desiderio e sulla passione. Deve esserci un maggior avvicinamento tra le imprese e le istituzioni, che può portare a finalità virtuose, mantenendo però l’autonomia sostanziale delle due branche e non cercando, quindi, l’unione a tutti i costi, che porterebbe soltanto un vantaggio per l’una o per l’altra macro-area.

La sfida è: imparare a creare il proprio lavoro e imparare a difenderlo, dandogli una visione e una filosofia a lungo termine capace di donare senso a ciò che si fa, molto spesso anche uscendo fuori dalle strade battute ed esplorando – e quindi innovando – nuove possibilità.

By Creactivitas:

Fabio Borghese

Franco Cappuccio

Alessia De Stefano

Danilo Donnabella

Maria Rossella Scarpa

Il team Creactivitas ringrazia Fondazione Fitzcarraldo.

Link utili: 

http://artlab.fitzcarraldo.it/

Puoi trovare la board interattiva a questo link:

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All’interno potrai trovare lo Storytelling della giornata, alcuni spunti dei discussants, il rimando alla Storify del Panel e tutte le informazioni utili.

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