RAVELLO LAB: IL NOSTRO RACCONTO

4 novembre 2013 Commenti disabilitati su RAVELLO LAB: IL NOSTRO RACCONTO

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L’edizione 2013 di Ravello Lab, il forum Europeo promosso da Federculture e dal Centro Europeo per i Beni Culturali con l’obiettivo di fornire proposte e soluzioni alle politiche di sviluppo territoriale centrate sulla valorizzazione del patrimonio culturale e sul sostegno delle industrie creative, attraverso lo scambio di esperienze tra operatori, amministratori ed esperti italiani ed europei, quest’anno è stata dedicata ad “Innovazione sociale, imprese culturali e partecipazione dei cittadini”.

Per meglio approfondire questi temi, accanto alle due plenarie, quella d’apertura il giovedì pomeriggio e quella di chiusura il sabato mattina, si è deciso come di consueto di suddividere in panel paralleli – quest’anno due – l’andamento dei lavori, in modo tale da produrre, da diverse angolature e punti di vista, le considerazioni relative alla tematica considerata. I due panel di quest’anno sono:

  • Cittadinanza attiva e sviluppo: processi e strumenti per la valorizzazione culturale di città e territori che, partendo dalla Convenzione di Faro, si propone di esaminare le varie esperienze di Partenariato Pubblico Privato visto come nuova modalità di sviluppo territoriale a base culturale, a partire dall’opportunità di inquadrarlo nell’ambito di una progettualità integrata tra diversi livelli istituzionali che favorisca la partecipazione attiva dei cittadini;
  • Business Incubation process to support the development of cultural and creative industries (Processi di incubazione aziendale per supportare lo sviluppo delle industrie culturali e creative) che si propone di mettere a confronto, sui temi dell’incubazione e dell’accelerazione delle industrie culturali e creative, differenti realtà ed esperienze europee allo scopo di elaborare soluzioni e proposte che siano in grado di migliorare e rendere più efficaci ed efficienti i modelli di gestione, i processi di erogazione di servizi degli incubatori a sostegno della crescita complessiva e dello sviluppo competitivo dei territori.

Come detto, l’inizio dei lavori di Ravello Lab avviene con la plenaria d’apertura di Giovedì 24; la prima fase è dedicata ai saluti istituzionali, che hanno visto partecipare il Sindaco di Ravello, Paolo Vuillemier, che ha portato i saluti dell’amministrazione, il Presidente del Comitato di Ravello Lab e del Centro Universitario per i Beni Culturali Alfonso Andria, il quale ha fatto un po’ gli onori di casa nel corso delle giornate dei colloqui, e di Claudio Bocci, direttore di Federculture, che, con una breve introduzione alle tematiche di Ravello Lab raccontate qui sopra,  ha sottolineato come “Smart People” – il claim di Ravello Lab 2013 – significhi saper coniugare cultura e partecipazione attiva.

A seguire, ci si è concentrati su una case history del territorio che ospita l’evento, la meravigliosa Ravello, con Ferruccio Ferrigni del comitato scientifico del CUEBC che ci ha parlato del Progetto Heartstrings, un ciclo di eventi (concerti, visite guidate, workshop, convegni, degustazione di prodotti tipici, laboratori di ceramica, ecc.) che si propongono di creare una modalità turistica sul territorio che sia destagionalizzata e alternativa ai grandi eventi, che vada a ricercare i paesaggi nascosti attraverso lunghe escursioni, con concerti al loro termie, caratterizzati dalla presenza di una chitarra. Anche l’agricoltura e l’ambiente giocheranno un ruolo chiave in questo progetto – ha spiegato l’Assessore all’Agricoltura e all’Ambiente del Comune di Ravello Pasquale Antonio Palumbo – poiché uno degli aspetti più significativi del “paesaggio culturale” della Costiera è quello del lavoro dell’uomo e la sua azione di modifica e salvaguardia del paesaggio. Sono previsti pic-nic nei pressi dei terrazzamenti con i prodotti degli orti e workshop dimostrativi sulla manutenzione e rifacimento delle macere. Sui sentieri di montagna, dopo aver apprezzato i formaggi dei pastori, si apprenderanno le tecniche di manutenzione e costruzione di fascinate e palizzate, opere che oggi si definiscono “ingegneria naturalistica” ma che sono conoscenze da secoli inglobate nel DNA degli abitanti della Costiera. Alla base della proposta turistica del progetto c’è quindi la scoperta consapevole del “dietro le quinte” di una Ravello che, al turista attento, potrà rivelarsi più ricca, varia ed interessante di quella che solitamente si propone sulle scene mondane.

Dalla teoria si passa alla pratica, poiché a meglio esplicare le dinamiche fin qui citate è intervenuto Carlo Infante di Urban Experience, il quale ha descritto il cosiddetto “turismo emozionale”, ovvero quello che porta a mettersi in cammino per mantenere vivo il fuoco della cultura, e non per conservare la cenere. E la locuzione “mettersi in cammino” non è casuale, in quanto dopo il suo intervento Infante ha dato delle radioline al pubblico collegate tutte con il suo microfono, e ha fatto partecipare i convegnisti al walk show, ovvero una camminata per le antiche vie rurali di Ravello alla scoperta dei suoi angoli più nascosti e affascinanti, generando lungo il cammino un racconto che con l’aiuto dei presenti si è arricchito ed è diventato narrazione collettiva, creazione  di “turismo emozionale”. Il walk show è terminato con il concerto d’apertura di Heartstrings dove Sergio Cantella, noto chitarrista classico, ha rinfrancato i “passeggiatori” con un viaggio nel Mediterraneo.

Il venerdì, secondo giorno di Ravello Lab, è stato senza dubbio quello più denso, anche in virtù della divisione in panel succitata. Per meglio raccontare quanto avvenuto abbiamo deciso di suddividere il report nel racconto separato dei due panel.

Panel I – Cittadinanza attiva e sviluppo: processi e strumenti per la valorizzazione culturale di città e territori.

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Il Panel I ha evidenziato un’analisi di scenario di luci e ombre; la discussione è iniziata prendendo le mosse dalla Convenzione di Faro e seguendo poi diversi percorsi di best practices per affrontare le tante criticità che l’Italia ha affrontato e deve ancora affrontare.

Coordinati dall’ambasciatore Francesco Caruso, i lavori del Panel I si sono articolati seguendo le quattro macro aree individuate nel background paper: cittadinanza attiva e partecipazione, politiche urbane, valorizzazione di area vasta, partenariato pubblico-privato.

Ad illustrare i punti salienti della Convenzione di Faro Erminia Sciacchitano, referente per la cooperazione con il Consiglio d’Europa in ambito culturale presso il segretariato generale del MiBACT. Fondamentali le definizioni espresse nell’art.2, in particolare quella che individua nella comunità di eredità “un insieme di persone che attribuisce valore ad aspetti specifici dell’eredità culturale, e che desidera, nel quadro di un’azione pubblica, sostenerli e trasmetterli alle generazioni future”. È quello che Alberto D’Alessandro, direttore dell’Ufficio del Consiglio d’Europa di Venezia, definisce “visione antropocentrica”: la persona al centro del processo culturale. Un cambio di paradigma questo, che incoraggia il cittadino a mettersi in gioco, che lo rende consapevole del suo ruolo fondamentale di responsabilità all’interno del processo di valorizzazione del patrimonio culturale. Il progetto da lui promosso “Un Faro per Venezia” ha visto come protagonista Prosper Wanner, anche lui presente a Ravello in quanto gestore delle cooperative d’abitanti “Hôtel du Nord”, volte alla valorizzazione sostenibile dei patrimoni culturali dei quartieri popolari di Marsiglia, nell’ambito dell’anno Marsiglia 2013 Capitale Europea della Cultura. Unitamente a Wanner, hanno portato il loro contributo: Sabrina Ciancone del Comune di Fontecchio e il suo “Atlante Identitario”; il succitato Carlo Infante con “Urban Experience -giocare la città tra web e territorio”; Maria Grazia Bellisario, Francesco Pesce e Luigi Ratclif con “Visioni Urbane – Residenze artistiche in Basilicata”.

Condivisione, dialogo, partecipazione: queste le parole chiave che sono emerse e che, effettivamente, nel solco della Convenzione – vero e proprio faro, è il caso di dire, di questa tavola rotonda – si sono concretizzate all’interno del dibattito.

Grazie all’intervento di Pietro Petraroia, della Regione Lombardia, che ha ricordato un vecchio strumento, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE – organo di decisione politica in ambito economico e finanziario che svolge funzioni di coordinamento in materia di programmazione della politica economica da perseguire a livello nazionale, comunitario ed internazionale), è stata centrata una criticità comune a molti: l’importanza e, di conseguenza, il problema della programmazione. Quattro sono state le regioni che hanno esposto i propri progetti e i propri fallimenti: il Lazio, la Sicilia, la Puglia e la Campania.

Pioniere nel formulare una delle prime leggi sulla programmazione integrata per la valorizzazione del territorio, la legge regionale 40/99, la regione Lazio, presentata da Sabrina Varroni, ha assistito ad un eccesso di successo che, unitamente alla mancata progettualità, non ha permesso di individuare dei piani strategici, perdendo la sua forza innovativa. Bisogna affrontare il problema della gestione e puntare sulla sostenibilità. Sergio Gelardi, per la Regione Sicilia, ha individuato tra deficit di spesa e deficit di programmazione una sorta di rapporto direttamente proporzionale. Tuttavia non hanno perso l’occasione di partecipare al programma europeo per le Capitali Europee della Cultura, proponendo ben tre città: Palermo, Siracusa e Erice.

Le soluzioni sono possibili e vanno individuate nello strumento del partenariato pubblico-privato. È ciò che, dal 1998, offre “Sinloc” ai suoi clienti come ha spiegato Pietro Atella, o ancora “Struttura srl” di cui Roberto Ferrari è Amministratore Delegato.

La crisi economica ha sicuramente bloccato gli investimenti pubblici, ma il patrimonio culturale vive e non soltanto di monumenti, musei o paesaggi. Vive grazie ai cittadini che credono nella loro identità, nelle proprie tradizioni, nel rispetto dell’altro. La cittadinanza, se attivata, può essere davvero la vera forza del Paese. È evidente che sia questo il momento di promuovere un processo di valorizzazione partecipativo fatto di sinergie e collaborazioni. Perché , insieme, “fare Faro” è possibile!

Panel II – Politiche di sostegno alle industrie culturali e creative: gli incubatori culturali

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Gli incubatori d’impresa e i Centri di Produzione Culturale oggi hanno un ruolo sempre più centrale e strategico: un processo che mira ad essere attivato ogni qualvolta un imprenditore ha un’idea e necessita di sostegno per poterla attuare.

A tal proposito, seguendo una linea laboratoriale design oriented, i discussants invitati a prendere parte al Panel II hanno preventivamente ricevuto dagli organizzatori delle linee guida per la presentazione delle proprie esperienze, sulle quali relazionare, rapportandole anche al modello di benchmark proposto dall’EBN. Dopo una prima fase mattutina in cui i vari panelists sono intervenuti illustrando i propri progetti, moderati dal Direttore di Creactivitas – Creative Economy Lab, Fabio Borghese e da Leo Van Loon, Direttore di Creative Factory di Rotterdam, a ognuno dei discussants è stata data una scheda di analisi SWOT da compilare singolarmente, per individuare i punti di forza e le criticità per la realizzazione dell’incubatore del futuro.

La sessione pomeridiana del Panel è iniziata con la suddivisione dei partecipanti in 3 gruppi: ciascun gruppo ha avuto a disposizione 45 minuti per poter lavorare, anche en plein air, alla stesura della propria analisi SWOT, illustrata successivamente da un rappresentante a scelta.

Il primo gruppo composto da Umberto Croppi (Fondazione Valore Italia), Giulio Curti (BIC Lazio SpA), Fabian Eschkötter (Frappant Amburgo), Dan Hill (Fabrica), Liesbeth Jansen (Linkeroever Amsterdam) ha individuato come punti di forza la diversità e la flessibilità: un buon incubatore può essere paragonato ad una buona città, deve essere attraente, con luoghi in cui incontrarsi, con spazi favorevoli al networking, flessibile per poter rispondere a svariate esigenze, deve riuscire ad instaurare un buon rapporto con gli stakeholders sul territorio e cercare di ricavare risorse attraverso investimenti privati, pubblici e il crowdfunding. I punti di debolezza messi in evidenza sono stati la forte carenza d’idee, l’essere frettolosi che porta a bruciare tappe fondamentali, la mancanza di attenzione agli spazi e la ricezione del capitale da un’unica fonte. Le opportunità rilevate sono state il progetto “Europa Creativa”, la cooperazione tra soggetti differenti e la consapevolezza di un probabile fallimento. La burocrazia, la crisi economica, un mondo esterno spesso non pronto all’innovazione, la pressione finanziaria: queste le minacce prese in considerazione.

Il secondo gruppo, costituito da Thom Aussems (TRUDO), Roberto Esposito (DeRev), Marco Leonetti Di Santojanni (Campania Innovazione), Giovanni Petrini (Avanzi) , Antonio Scuderi (Capitale Cultura), Antonio Venece (IED Roma) si è soffermato sulla connessione con il territorio, la creazione di clusters, l’importanza del coaching per i punti di forza; sulla mancanza di idee, di imprenditorialità di coesione e collaborazione nel team, di think tank e di risorse economiche per i punti di debolezza; sul crowdfunding, sulla domanda crescente di investimenti nel sociale e sul coinvolgimento di ‘ex managers on the road’ per le opportunità; sul numero crescente di start-up con carenza di solide idee alla base, sul finanziamento economico, sui tempi stretti per la restituzione dei prestiti come minacce.

Il terzo gruppo, infine, formato da David Blackman (Comitato Scientifico CUEBC), Christina Farinha (Addict Porto), Annelise Geyer (CREA.RE Linz), Simona Teoldi (Regione Marche) e Ivan Sanna (Culture Synapses) ha definito punti di forza la multisettorialità, l’ascolto delle esigenze dei clienti e degli stakeholders, l’approccio bottom up e il coaching;  punti di debolezza  semplicemente l’opposto dei punti di forza: opportunità la riqualificazione territoriale, un’ecosistema con vari settori che cooperano insieme, la coesione sociale, la chiarezza di governance e di semantica; minacce l’opposto delle opportunità.

Nella terza tranche laboratoriale ogni gruppo ha proposto il proprio modello d’incubatore ideale per il futuro e prima della chiusura dei lavori l’Ambasciatore Olandese, Michiel Den Hond, ha decretato il progetto del secondo gruppo vincitore, per aver compreso al meglio gli argomenti esposti durante la giornata e aver raggiunto un buon livello d’internazionalizzazione.

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L’incubatore del futuro, una stazione creativa che s’interfaccia dinamicamente con il territorio, aggiunge un tassello in più rispetto al modello EBN tuttora vigente: la fase che è stata definita Idea Generation. Il punto chiave di questa fase è focalizzato su  una  azione di stimolazione  nei confronti dei  territori per  favorire la nascita di  idee creative  e successivamente  su  un lavoro intorno alla  value proposition delle idee che viene sviluppata  con  una metodologia  che ibrida il design thinking  con   il business management e i linguaggi  della creatività . Un’attenzione particolare è da rivolgere ai territori in cui far nascere gli incubatori; questi ultimi dovrebbero essere distanti dai soliti centri industriali e inseriti, piuttosto, all’interno delle città, vicino a Università e centri accademici, per intercettare la multidisciplinarietà del luogo, interagire con esso, creare spazi di coworking e networking; vere e proprie stazioni creative, dove sia piacevole andare non solo per interessi di natura economica. L’ambiente deve essere inoltre transnazionale, creando interazione tra culture differenti.

Oggi le start-up stanno riscuotendo molto successo e stanno quasi diventando un fenomeno di moda, anche tra gli stessi operatori finanziari. Si rischia, così, di investire in progetti sbagliati e privi di fondamenta. Ricorrere al crowdfunding sembra oggi la soluzione più idonea e flessibile. Risulta, inoltre, di primaria importanza entrare in contatto con i venture partners, poiché nessuna start-up può immettersi sul mercato se non è connessa con qualcuno che ha già un rapporto col mercato stesso.

Al termine dei due Panel si è tenuto un breve ma intenso workshop con Roberto Esposito, CEO di DeRev e Claudio Calveri, suo Content Manager. In questo piccolo incontro Esposito e Calveri hanno sottolineato l’importanza del crowdfunding a sostegno delle start-up; importanza evidenziata  dal titolo del workshop stesso: “Vivere, non sopravvivere: l’opportunità del crowdfunding per organizzazioni e professionisti della creatività e della cultura”.

La plenaria di chiusura

La terza e ultima giornata di Ravello Lab è stata l’occasione per tirare le fila del discorso fatto nei giorni precedenti e arrivare a delle conclusioni comuni su cui lavorare. Accanto alla presentazione delle raccomandazioni di Ravello Lab, avvenute a cura di Fabio Borghese e Francesco Caruso che hanno presentato i risultati dei due panel, c’è stata l’occasione per fare una serie di riflessioni a margine dell’evento, come quella dell’ambasciatore olandese Michiel Den Hond che ha spiegato i motivi per cui l’Olanda ha deciso di investire in cultura e in creatività anche, e soprattutto, in questi tempi di crisi. Claudio Bocci ha voluto sottolineare il fatto che l’edizione di Ravello Lab 2013 sia stata molto proficua, e che ha manifestato la sua intenzione di  portare queste raccomandazioni prima ad un incontro con il Ministro Bray e poi, in una giornata pubblica, di portarle presso la sede italiana dell’Unione Europea, con lo scopo di sviluppare strategie comuni sui temi della cultura e della creatività per puntare ad essere sempre più (e sempre di più) “smart people”!

Franco Cappuccio

Raffaella Estatico

Ivana Ziello

 

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