FEEDING CREATIVITY – OUTPUT FINALI

6 dicembre 2014 Commenti disabilitati su FEEDING CREATIVITY – OUTPUT FINALI

I designers  e i makers creativi dell’artigianato pugliese si incontrano, a Bari all’Officina degli Esordi, per immaginare nuove modalità  produttive e nuovi scenari per  valorizzare il territorio.B29bHiaCUAA4hJf

Qualche settimana fa una parte del nostro team è stata a Bari per  Feeding Creativity, un seminario e workshop di due giorni sul tema del Design e dell’Artigianato. Oltre ad essere presente nei ruoli di discussant e facilitator con Fabio Borghese e Claudio Calveri, Creactivitas ha curato la parte di active reporting e digital storytelling. Potete consultare tutti i materiali raccolti nella nostra Mural.ly (clicca qui). Inoltre potete accedere alla Prezi (clicca qui) e lo Storify (clicca qui). 

Parlare di creatività e di industrie creative oggi vuol dire considerare un pezzo importante di quello che può essere il motore di sviluppo per la crescita sociale, economica e sostenibile dell’Italia (e non solo). Va ricordato ,come evidenzia “Io sono Cultura” Rapporto Symbola  2014 che l’intera filiera  della cultura genera il 5,4% del PIL italiano in maniera diretta .In via indiretta arriva ,addirittura , al 12,5% del PIL in quanto è in grado di orientare e generare valore economico anche in una serie  di settori, da quelli più affini (ad es. la moda,il food  e i prodotti di lusso) a quelli che sembrerebbero più lontani elettivamente (la domanda dell’elettronica di consumo è data proprio dalle industre creative, che con le loro funzionalità aggiuntive e le app, ad esempio, sono in grado di sviluppare ed orientare i mercati). Ciò vale anche per le produzioni artigiane,  che grazie all’aiuto di un’industria creativa come il design, inteso sia come design di prodotto, sia soprattutto come metodologia di approccio ai problemi (il cosiddetto design thinking), sono in grado di dare quel boost competitivo in grado di posizionare le imprese sullo scacchiere internazionale.

L’artigianato, infatti, è un settore  ad alto valore culturale, poiché rappresentativo dell’identità e delle caratteristiche di un determinato territorio, che con esso   identifica socialmente attraverso i significati che produce.La crisi  degli ultimi,  dipende anche dalla scarsa connessione dei territori  con il mercato internazionale e i suoi bisogni.In questa direzione  il design thinking può rappresentare una grande spinta competitiva  e di innovazione per migliorare  il valore  del sistema  di offerta delle imprese artigiane, conservando e valorizzando , allo stesso tempo, la componente identitaria che per loro è fondamentale.

Per questo, un tema così importante merita delle riflessioni approfondite, e ciò è stato lo scopo per cui è stato organizzato il convegno “Feeding Creativity” presso l’Officina degli Esordi di Bari il 21 e 22 Novembre da Teatro Pubblico Pugliese e Proago nell’ambito del progetto internazionale ICE di cooperazione tra Italia e Grecia, di cui la Regione Puglia è capofila, oltre ad essere un naturale interlocutore geografico. La strutturazione del convegno prevedeva, oltre ad una plenaria d’apertura e di chiusura, una serie di laboratori orientati appunto intorno al tema delle conessioni tra il design,l’ artigianato  e la creatività.

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(Lino Manosperta – responsabile progetto ICE)

La partenza come detto è avvenuta la mattina del 21 Novembre intorno alle 11, quando i rappresentanti di Regione Puglia, Teatro Pubblico Pugliese, Distretto Puglia Creativa e Apulia Film Commission hanno introdotto i lavori porgendo non solo i saluti delle istituzioni che rappresentavano ma anche iniziando a definire bene il campo d’azione in cui ci muoviamo: raccontare in maniera diversa il territorio (in questo caso la Puglia ma, adattando le soluzioni a contesti differenti, può valere per qualsiasi area geografica) attraverso il design e, più in generale, l’industria creativa, tenendo ben presente la differenza tra distretto culturale e distretto creativo, complementari nella loro diversità.

Successivamente è intervenuto il primo dei keynote della plenaria d’apertura, ovvero Lino Manosperta, dirigente del Teatro Pubblico Pugliese e responsabile del progetto ICE, il quale ha spiegato quest’ultimo nei suoi obiettivi e nelle sua finalità, insistendo molto sul concetto di comunità e raccontando le collaborazioni virtuose sul territorio. Ciò ha permesso di entrare nel progetto e presentare così i due pezzi della ricerca finanziati da esso, e gestiti da Aaster per la parte relativa alle industrie culturali e creative e da Proago per l’analisi e lo sviluppo di merchandising innovativo e di qualità per ICE. Sono intervenuti quindi due rappresentanti di queste società: per Aaster, il consorzio diretto dal sociologo italiano Aldo Bonomi, è intervenuto Simone Bertolino, il quale ha spiegato come l’obiettivo della loro ricerca sia stato quello di restituire una fotografia dello stato delle industrie culturali e creative in Puglia, proponendo poi successivamente agli attori i risultati della ricerca, allo scopo di poter ricevere da loro ulteriori spunti in grado di generare delle policies condivise da tutti sull’argomento. Ettore Bambi di Proago invece ci parla di punti di forza e di debolezza della cultura in Puglia, effettuata attraverso un’analisi SWOT di tutti i fattori che compongono questo macrosistema, oltre che fare gli onori di casa in quanto co-organizzatore nello spiegare la strutturazione dei laboratori che si succederanno nelle prossime sezioni. A chiudere la mattinata è stato Fabio Borghese, direttore di CreActivitas – Creative Economy Lab, il quale ha presentato tutto il materiale messo in campo dal laboratorio per fare l’active reporting e l’interazione con i social media, da Storify, un aggregatore di tweet, alle Prezi, lavagne digitali che fungono da presentazione.

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Dopo la pausa pranzo, in cui si è avuta l’occasione di ammirare l’esposizione di prodotti innovativi da parte di piccole aziende artigiane della Puglia, dalle rivisitazioni della ceramica di Grottaglie ai tessuti in lino e canapa di Nanaaleo, i lavori riprendono alle 15 con il primo dei tre laboratori previsti dall’evento, dal titolo “Programmare la creatività: scenari regionali ed internazionali”. Ad introdurre il tema è la chairwoman Margherita Pillan, Vicepreside della Scuola di Design del Politecnico di Milano, la quale si è soffermata in particolare sul concetto di valorizzazione, prima di passare la parola ai vari keynote speaker che si sono succeduti nella sessione pomeridiana. Il primo di questi, Damiano Petruzzella dell’Istituto Agronomico Mediterraneo Bari, il quale ha parlato del settore del food in rapporto al cambiamento delle scelte dei consumatori e dei mercati. Petruzzella ha espresso la necessità di nuove professionalità e contaminazioni tra i settori, e ha parlato diffusamente del progetto Fooding da lui curato, incentrato sulle PMI che operano nei prodotti tipici per farle compiere percorsi d’innovazione di prodotto e di processo. Il secondo intervento in programma è stato di Rossana Carullo, coordinatrice del corso di laurea in Disegno Industriale del Politecnico di Bari, che ha raccontato la sua esperienza come università negli studi sul design delle superfici, i cui materiali sono stati analizzati attraverso una scheda di valori ben precisa e che è servita poi come R&S per alcune case history come la Mafrat. Per la Carullo diventa fondamentale conservare un forte rapporto tra tradizione ed innovazione, vero motore che può permettere l’apertura del design pugliese al resto del mondo. È stata la volta poi di Pino Riccardi, vicepresidente della Camera di Commercio di Bari, il quale si è soffermato ad analizzare che qualsiasi idea creativa, per essere davvero tale, deve sottintendere ad uno sviluppo futuro a partire da essa che sia in grado di generare business o comunque valore economico per sé e per gli altri. È stata la volta poi di Pete Kercher di Design for All Europe, un o dei massimi esperti ,a livello europeo, nel campo del design strategico, il quale ha raccontato la sua esperienza pluridecenniale in questo mondo, e sottolineando l’importanza della creazione di reti con altre realtà europee del settore e della comunicazione, ricordando anche come l’Unione Europea metta a disposizione numerose opportunità in grado di aiutare il binomio tra design e innovazione, e rimarcando il concetto di design thinking, in grado di generare nuova visione strategica alle aziende del territorio che operano in questo cambio. A chiudere gli eventi pomeridiani è stato Francesco Palumbo, dirigente della Regione Puglia, il quale ha espresso la necessità di consolidare i processi culturali, anche attraverso l’imprenditoria giovanile ad esempio, che può mettersi al servizio dell’amministrazione pubblica per migliorare il territorio.

La mattina dopo, all’inizio dei lavori ci si è divisi in due laboratori paralleli, uno intitolato “Il design attore” e l’altro “Il design regista”, che hanno approfondito gli interventi della giornata precedente. Il primo di questi, moderato da Roberto Ricco, coordinatore della ricerca sulle industrie culturali e creative in Puglia, e Claudio Calveri di  co-founder di CreActivitas e content manager di DeRev, è stato affrontato in maniera non tradizionale: invece di avere una serie di interventi, tutti i presenti sono stati coinvolti in un dibattito interno volto allo scoprire ed analizzare punti di forza e criticità della situazione attuale, al fine di trovare soluzioni condivise da più o meno tutti. Sono state presentate le esperienze di Favara Cultural Park, una residenza per artisti e galleria d’arte sita nel cuore della Sicilia, considerata tra le più innovative esperienze per quanto riguarda il mondo dell’arte contemporanea, o di Plaine Images, cluster creativo con sede a Tourcoing in Francia. La conversazione ha avuto modo di definire l’importanza dei media in un processo di crescita innovativa del territorio, o di elementi complementari come il turismo che, si è convenuto, dev’essere bravo non solo ad attirare turisti, ma anche e soprattutto a saperli mantenere.

L’altro lab, moderato da Simonetta Dellomonaco di Teatro Pubblico Pugliese e da Fabio Borghese Direttore di CreActivitas, ha presentato anch’esso delle esperienze innovative molto interessanti, come quello di Lille Design, un interessantissimo modello di accelerazione della cultura del design nel territorio e nelle imprese, nato nell’humus creativo che si è generato dalla candidatura transfrontaliera di Lille a Capitale Europea della Cultura,  o di Gianni Sportelli che ci ha mostrato i processi di crescita di appeal e qualificazione della Regione Marche nel mercato internazionale turistico attivati con la campagna “Cinque sensi” interamente focalizzata sul concetto di experience. Elena Andolfi  della Fondazione Orestiadi di Gibellina racconta dell’esperienza”Le creazioni differenti”in cui hanno fatto lavorare insieme artigiani,artisti e cittadini e del progetto legato agli accostamenti ,attraverso contaminazioni innovative,tra le produzioni storiche  e artigianali del Mediterraneo.Sheran Ada ha illustrato il progetto di rigenerazione  urbana a base culturale Santralinstanbul attivato dall’università che convertito la vecchia centrale elettrica di Istanbul in un centro di produzione culturale aperto alla comunità.  La discussione che si è generata tra discussants e pubblico verteva sul se considerare più importante il design visto come innovazione di prodotto o piuttosto come strategia per migliorare il processo (il design thinking). In ogni caso, uno degli elementi su cui sono stati tutti concordi è quello di utilizzare il design e in generale le industrie creative come attivatori  innovativi di  nuovi progetti culturali ad elevati contenuti esperienziali . In questo senso molto importante è il rapporto tra design e tecnologia, due elementi che possono e devono interagire per generare nuovi scenari  per lo storytelling territoriale e le produzioni ad esso collegate.

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La  sintesi sui lavori dei due laboratori  sono state affidate a Rossana Gaddi della Scuola di Design del Politecnico di Milano, che nel pomeriggio ha espresso alcune considerazioni a margine dell’evento: da un lato l’impossibilità di definire in maniera univoca la creatività, che a questo punto deve rinunciare ad una citazione assiomatica (l’intervento di Marchesini di Memo – Magazzini Culturali nella mattina era partito proprio da questo punto), e dall’altro la spinta nel rendere i progetti veramente comunitari attraverso reti cooperative, in cui ognuno è conscio del ruolo che deve ricoprire. Queste reti devono avere una propria identità forte per poter essere davvero impattanti, e lo storytelling in questo senso può essere davvero lo strumento fondamentale per la sua creazione. A seguire  Domenico Sturabotti,Direttore  della Fondazione Symbola, che oltre ad illustrare i punti salienti  del rapporto “Io sono cultura”, si sé soffermato sull’importanza della capacità che ha la  cultura nel fare innovazione di significati.

Francesco Palumbo,Direttore Area politiche per la promozione del territorio Regione Puglia,ha illustrato la strategia che la Regione ha avviato a sostegno dell’imprenditoria creativa giovanile focalizzandosi su una innovazione di processo culturale che ha messo al centro la domanda:”Che cosa  l’imprenditoria giovanile può fare per l’amministrazione pubblica?

La conclusione  dei lavori è stata affidata a Margherita Pillan ,Vicepreside della scuola di design del Politecnico di Milano,la quale ha sottolineato come uno dei compiti fondamentali del design sia soprattutto quello di prefigurare scenari in cui far dialogare ,dinamicamente,attori diversi e che il progetto  ICE e Feeding Creativity si inseriscono pienamente in questo solco.

                                                                                                                                              Fabio Borghese
Franco Cappuccio

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