IL RACCONTO DI COLOR PROJECT

19 gennaio 2015 Commenti disabilitati su IL RACCONTO DI COLOR PROJECT

Il team di Creactivitas che ha supportato la comunicazione del progetto Color Project Napoli ha raccolto, grazie alla piattaforma Storify, tutti i tweets e le immagini della giornata di inaugurazione svoltasi il 15 gennaio all’istituto I.S.I.S. Rosario Livatino a San Giovanni a Teduccio (Na).

Una giornata carica di emozioni che ha visto come protagonisti l’artista Jan van der Ploeg e i giovani studenti della scuola, entusiasti di aver dato vita ad un’opera d’arte messa a disposizione di tutti!

Il racconto di questa giornata potete trovarlo cliccando nell’immagine qui sotto:

uno storytelling che vi farà rivivere tutti i momenti più emozionanti della giornata dedicata a Color Project!

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 Continuate a seguire Color Project Napoli su Facebook, su Twitter e su Instagram per le prossime ondate di colori che invaderanno, con il wall painting, le scuole napoletane!

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SANGUE … AMARO. PIPPO DELBONO A UNISA, NE PARLA LA NOSTRA SARA.

6 novembre 2013 Commenti disabilitati su SANGUE … AMARO. PIPPO DELBONO A UNISA, NE PARLA LA NOSTRA SARA.

“Sangue amaro”, potrebbe essere il titolo del secondo appuntamento della rassegna culturale Davimedia che ha presentato fra critiche e accese discussioni il regista teatrale Delbono. Un uomo che “ non le manda a dire”.

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Il secondo appuntamento di Davimedia, in collaborazione con Hub – Network delle culture contemporanee, che ha visto protagonista il regista e attore teatrale Pippo Delbono, si è trasformato in un momento di feroce dibattito sulla condizione giovanile contemporanea rispetto alla cultura e l’omologazione che, secondo Delbono, riguarda la società odierna.

Poco si è riuscito a dire sul film che il regista ha presentato per la prima volta nel Sud Italia, Sangue,  girato in parte con l’uso del cellulare e che vede le immagini degli ultimi istanti di vita della madre del regista.

Durante il dibattito Delbono, alla domanda del pubblico su come sia riuscito a trovare la forza di compiere un gesto simile, riprendere la madre morente, ha dichiarato di voler trattenere in qualche modo la madre, cercare di fermare quel momento. Non c’erano altre motivazioni e soprattutto l’idea del film è arrivata dopo, quando il regista ha conosciuto un ex membro delle Brigate Rosse, Giovanni Senzani, con il quale intrattiene una sorta di percorso di formazione durante il quale anche l’uomo si ritrova a parlare della madre in fin di vita. Le due cose si uniscono e il prodotto finale è quello presentato il 4 novembre nel Teatro dell’Ateneo salernitano. « Leggi il seguito di questo articolo »

RICORDO DI UNA GIORNATA CON PAOLO ROSA

22 agosto 2013 § 1 Commento

Il 6 luglio 2012 ho avuto l’immenso onore di conoscere Paolo Rosa durante la mia esperienza a Creative Clusters II edizione. Il fondatore di Studio Azzurro intervenne all’ottavo e ultimo incontro del nostro percorso di crescita, incontro interamente dedicato allo Storytelling.

Paolo Rosa

Assistere al suo intervento ha cambiato la mia percezioni di approccio all’arte e alla dimensione della cultura. L’emozione che Paolo Rosa è riuscito a trasmettere nello spazio ritagliato appositamente per lui al fine di raccontarci il suo lavoro, è stata come una scarica di adrenalina. La cosa che mi colpì di più è il modo con cui Paolo Rosa attraverso Studio Azzurro e con i suoi collaboratori ha operato una rottura degli schemi dell’arte, vale a dire: l’arte è ancora legata all’esperienza individuale, mentre Studio Azzurro distrugge questi schemi e opera come progetto di gruppo. Questa frattura è evidenziata ancora di più se si pensa che l’arte viene vista come una cosa a sé stante, avulsa dalla realtà e che non può fondersi con il reale. Quello che Studio Azzurro fa è provarci l’esatto contrario. Una dimostrazione è data dall’ allestimento di una mostra sul Mediterraneo commissionata dalla storica maison di foulard Hermès e la grande esposizione presso le Officine Grandi Riparazioni di Torino per l’anniversario dei 150 anni di storia dell’Unità d’Italia, intitolata Fare gli italiani. Il miscelare arte e nuove tecnologie, quindi adoperare sempre nuovi linguaggi e mescolarli tra di loro, mira per l’appunto alla lettura di una società complessa grazie al legame tra l’arte e la narrazione. Vedere la proiezione del video sulla mostra allestita da Studio Azzurro è stata un’esperienza emozionante: è sembrato a tutti di fare un viaggio nel tempo, di sentire, di vedere e quasi di poter toccare il passato. E purtroppo, ad oggi lo posso confermare, noi abbiamo avuto la sfortuna di vedere solo un montaggio video e non la mostra dal vivo; esperienza che sarebbe stata sicuramente indimenticabile.

Proprio il lavoro di gruppo e il continuo confronto hanno reso possibile “una progressiva integrazione di spazi, realtà, appartenenze inizialmente separate e conflittuali” dice lo stesso Paolo Rosa. Questa semplice, all’ apparenza, visione dell’arte ha cambiato totalmente il mio modo di leggere non solo l’arte stessa, ma la vita e il mondo del lavoro nel quale ci accingiamo ad entrare. La cosa che sicuramente ha affascinato me, ma anche i miei colleghi durante l’incontro, è stata la passione con la quale Paolo Rosa raccontava la sua esperienza. Ci sono indubbiamente molte persone che hanno bellissime idee, forti, strutturate, di rinnovamento e reinterpretazione dell’arte e della cultura, ma un fattore fondamentale in tutti gli ambiti è indiscutibilmente il quanto si crede realmente nella propria idea. Paolo Rosa è stato prima di tutto un grande artista che ha creduto fortemente nel suo lavoro e ha lasciato a tutti noi in eredità una nuova visione dell’arte completamente fusa, mescolata con le nuove tecnologie, con i più disparati linguaggi e con la realtà stessa. Un’arte legata indissolubilmente alla realtà. Non più l’arte cinica e distaccata, che è lì dietro ad una teca di vetro e fissata nella sua cornice; ma un’arte che sostiene, rafforza e aiuta la realtà ad essere raccontata.

Maria Rossella Scarpa

NUOVA PARTNERSHIP: CREACTIVITAS E SCENE CONTEMPORANEE

20 ottobre 2012 Commenti disabilitati su NUOVA PARTNERSHIP: CREACTIVITAS E SCENE CONTEMPORANEE

La neonata testata culturale, Scene contemporanee, in collaborazione con il laboratorio di Economia Creativa Creactivitas.

Nasce una nuova partnership in grado di rappresentare un valore aggiunto nelle attività del laboratorio: CreActivitas infatti ha stretto un accordo di collaborazione con Scene Contemporanee, neonata testata culturale. Si tratta di una rivista online, raggiungibile da lunedì 22 Ottobre all’indirizzo www.scenecontemporanee.it, che si propone di parlare di cultura a 360°, e quindi non solo da un punto di vista prettamente artistico, affrontando articoli di musica, cinema, arti performative, arti visive, letteratura, ma anche affrontando il tema, già ampiamente affrontato dal laboratorio, del rapporto tra cultura e sviluppo. Scene Contemporanee, infatti, tratterà temi quali la rigenerazione urbana culture-based e le best practice legate ai temi dell’economia creativa, affrontando focus sulle città italiane candidate a capitali europee della cultura piuttosto che intervistando personalità legate ai temi dello sviluppo creativo. E proprio quest’ultima sezione vedrà la partecipazione collaborativa del gruppo di CreActivitas, che collaborerà nello sviluppare una serie di temi attraverso la pianificazione editoriale e la redazione di articoli ad hoc.

Franco Cappuccio.

LA MAGIA DELL’OBIETTIVO: IN UNO SCATTO, ARTE E FISICA INSIEME.

25 marzo 2012 Commenti disabilitati su LA MAGIA DELL’OBIETTIVO: IN UNO SCATTO, ARTE E FISICA INSIEME.

Quante volte con le cuffiette del nostro ipod nelle orecchie abbiamo chiuso gli occhi immaginando altre realtà, lasciandoci trasportare dalla musica e dalle emozioni che suscita? Le colonne sonore della nostra vita sono così tante, ad ognuna leghiamo un momento speciale, un profumo, una persona, un’emozione che non vogliamo dimenticare. La musica ci aiuta ad imprimerle in noi. E se potesse farlo anche l’arte?  Un fotografo tedesco ci è riuscito.

Si tratta di Martin Klimas (http://www.martin-klimas.de/) che, dal suo studio di Düsseldorf, ha dato forma alla musica, anche se solo per poche frazioni di secondo. L’esperimento è riuscito grazie a centosettanta colorati grammi di vernice, un otturatore regolato a sette millesimi di secondo e tanti altoparlanti. La vernice “stimolata” dalle musiche di Miles Davis, Hendrix e i Kraftwerk ha dato così vita a straordinarie esplosioni (è il caso di dirlo, considerando che due altoparlanti sono scoppiati per il volume altissimo necessario per far saltare il liquido).

Queste esplosioni vivono nella fotografia. Diversamente quindi dalla poetica dell’espressionismo astratto – di cui Pollock è il maggior esponente – Klimas non usa il pennello, né la forza del suo gesto. Resta dietro l’obiettivo pronto a catturare la forma della musica grazie alla forza delle onde (altra fonte di ispirazione sono gli studi di Hans Jenny).

Commistione di stimoli e suggestioni che aiuta a mostrare l’unica via ormai possibile per comprendere la complessità del mondo: l’approccio multidisciplinare del design thinking. È la volontà di vedere di più, di costruire una visione che sia ampia, di aprirsi così a nuove idee sempre diverse. L’arte di Klimas ferma il tempo, permette alla musica di esprimere la sua forza e di creare così attimi di “vita”.

Raffaella Estatico

LA MAGIA DELL’OBIETTIVO: IN UNO SCATTO, ARTE E FISICA INSIEME.

25 marzo 2012 Commenti disabilitati su LA MAGIA DELL’OBIETTIVO: IN UNO SCATTO, ARTE E FISICA INSIEME.

Quante volte con le cuffiette del nostro ipod nelle orecchie abbiamo chiuso gli occhi immaginando altre realtà, lasciandoci trasportare dalla musica e dalle emozioni che suscita? Le colonne sonore della nostra vita sono così tante, ad ognuna leghiamo un momento speciale, un profumo, una persona, un’emozione che non vogliamo dimenticare. La musica ci aiuta ad imprimerle in noi. E se potesse farlo anche l’arte?  Un fotografo tedesco ci è riuscito.

Si tratta di Martin Klimas (http://www.martin-klimas.de/) che, dal suo studio di Düsseldorf, ha dato forma alla musica, anche se solo per poche frazioni di secondo. L’esperimento è riuscito grazie a centosettanta colorati grammi di vernice, un otturatore regolato a sette millesimi di secondo e tanti altoparlanti. La vernice “stimolata” dalle musiche di Miles Davis, Hendrix e i Kraftwerk ha dato così vita a straordinarie esplosioni (è il caso di dirlo, considerando che due altoparlanti sono scoppiati per il volume altissimo necessario per far saltare il liquido).

Queste esplosioni vivono nella fotografia. Diversamente quindi dalla poetica dell’espressionismo astratto – di cui Pollock è il maggior esponente – Klimas non usa il pennello, né la forza del suo gesto. Resta dietro l’obiettivo pronto a catturare la forma della musica grazie alla forza delle onde (altra fonte di ispirazione sono gli studi di Hans Jenny).

Commistione di stimoli e suggestioni che aiuta a mostrare l’unica via ormai possibile per comprendere la complessità del mondo: l’approccio multidisciplinare del design thinking. È la volontà di vedere di più, di costruire una visione che sia ampia, di aprirsi così a nuove idee sempre diverse. L’arte di Klimas ferma il tempo, permette alla musica di esprimere la sua forza e di creare così attimi di “vita”.

Raffaella Estatico

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